Suggerimenti per l'aderenza alla terapia

Sergio Langella

In ogni terapia che sia medica o psicologica, la compliance, ossia l’adesione del paziente, è fondamentale per il risultato. L’aderenza alla terapia è considerata una condizione essenziale per ogni processo di cura o di guarigione e va considerata in maniera differente dalla motivazione. Un paziente motivato non necessariamente ha una buona compliance, anche se è giunto dallo specialista di sua iniziativa, anche se è intenzionato a stare meglio, ciò non significa che continuerà a venire a tutte le sedute.

In psicologia una parte del lavoro è concentrata sui meccanismi di difesa disadattivi attraverso cui il paziente fa esperienza del mondo. La terapia è percepita come un rischio per la tenuta di queste difese e una buona parte dei pazienti comincia a mancare alle sedute in maniera sistematica, cosa che poi loro stessi riconoscono come un tentativo di fuga. Quindi sebbene la motivazione sia importante e sia un punto di partenza essenziale, è la compliance a essere fondamentale per raggiungere un qualunque obiettivo, mentre la mancata aderenza alla terapia comporta l’impossibilità di ottenere un qualunque risultato.

Anche per le terapie e i trattamenti medici vale lo stesso principio: il mancato completamento del dosaggio nei tempi stabiliti non permette di determinare se una terapia non funziona effettivamente o se semplicemente non ha funzionato perché non ha avuto il tempo di agire. Il senso di fallimento che molti pazienti provano quando non vedono risultati deve essere letto in un’ottica di realtà, cioè se realmente il fallimento è tale o se l’individuo ha fatto fallire la terapia attivamente. In quest’ultimo caso è necessario comprendere le motivazioni inconsce che hanno portato ad abbandonare la terapia prima del tempo.

Per esempio, potrebbe essersi costituita una credenza patogena per cui il paziente è intimamente convinto che nulla potrà aiutarlo e quindi è inutile qualsiasi tentativo.

È ovvio che a queste condizioni e finché questi processi di pensiero non saranno sviscerati ed elaborati, nessuna terapia o trattamento avrà successo. Finché il paziente lavora contro sè stesso non c’è terapia che tenga. Questo vale anche per la terapia psicologica, ma fortunatamente la prima cosa che lo psicologo fa è cercare di allearsi con la parte sana del paziente, cioè quella parte che lo ha portato in terapia e che davvero vuole guarire.

Il processo è lungo e l’aderenza alla terapia nei pazienti cronici non è scontata; e mentre i fallimenti si sommano e abbattono sempre di più l’individuo, una piccola parte continuerà a desiderare di stare meglio. Se si riesce ad agganciare la persona e a mantenere accesa questa fiamma, l’aderenza alla terapia dipende solo dalla fiducia che si costruirà nel tempo verso lo specialista.

Avere la fiducia del paziente non significa renderlo dipendente da noi ma offrirgli l’esperienza di una relazione sincera e nutriente, dove le difficoltà possono essere affrontate e superate, dove il risultato si ottiene con il duro lavoro insieme su di sé. Il successo delle “terapie magiche” e la folla che i ciarlatani hanno fuori dalla porta dipende solo dalla speranza che le persone hanno di poter guarire senza tutto lo sforzo e il dolore che questo comporta. Purtroppo non è mai così, perché l’unico modo per stare bene è affidarsi a specialisti certificati con la consapevolezza di doversi impegnare il più duramente possibile per il tempo che occorre.



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