Quando l’orticaria cronica ti manda in panchina

La testimonianza di Carlo

Credevo davvero che fosse colpa del calcio anche se non riuscivo a spiegarmi come mai il gioco che da qualche anno era diventato una professione potesse farmi venire l’orticaria, quella vera. Ero diventato allergico al prato o al tessuto della maglia da gioco? Era ansia da prestazione? Oppure paura di perdere?

Per quanto assurde, di domande del genere me ne sono fatte mille, mese dopo mese mentre il prurito e i ponfi su tutto il corpo comparivano all’improvviso e, altrettanto imprevedibilmente, se ne andavano.

Da quando gioco in serie D mi alleno quattro volte la settimana, a cui vanno aggiunte le partite. Passando così tanto tempo in campo, ho associato fin da subito i sintomi di orticaria allo sport, anche se ora so che questa relazione è del tutto infondata. La prima volta che sono stato travolto dal prurito intenso è stato proprio durante un riscaldamento pre-partita, a stento riuscivo a non grattarmi! Ovviamente ho giocato così male che sono stato quasi subito mandato in panchina e sono ritornato a giocare in campo solo dopo qualche mese. Sì, perché da quel primo episodio il prurito e i ponfi sono diventati degli ospiti indesiderati nella mia vita, dentro e fuori il campo di calcio.

L’orticaria spontanea è subdola: il fastidio non è sempre presente perciò ogni volta pensi che il problema si sia risolto, prontamente vieni smentito. Dopo due mesi mi sono deciso a chiedere aiuto al medico della squadra che, però, mi ha indirizzato al mio medico curante. Quest’ultimo, sospettando un’allergia scatenata da qualche fattore presente sul campo di calcio, mi ha dato uno stop dagli allenamenti per due settimane e prescritto una terapia con antistaminico e cortisonici per attenuare i sintomi allergici. Questo primo tentativo di trattamento non ha risolto molto e dopo 15 giorni di riposo forzato sono tornato a giocare con il prurito.

Il fatto di non avere una diagnosi e, quindi, di non poter spiegare all’allenatore e ai miei compagni perché la mia pelle diventava improvvisamente ‘maculata’ ha creato qualche disagio e imbarazzo in squadra. So che qualcuno temeva fosse un disturbo trasmissibile e quindi mi stava un po’ alla larga; altri invece pensavano fosse legato allo stress e, in un certo senso, si erano convinti che fossi diventato uno scarso giocatore. La conseguenza è che giocavo sempre peggio, ero davvero diventato più ansioso a causa di questo problema che non sembrava risolvibile.

Ma lo sport mi ha insegnato a non mollare mai, perciò ho continuato a cercare una soluzione per la mia orticaria cronica spontanea. Dopo aver escluso tutte le possibili cause allergiche con un’innumerevole serie di test, il dermatologo a cui mi ero rivolto mi ha finalmente prescritto un nuovo farmaco che nell’arco di due settimane ha fatto scomparire ponfi e prurito.

Ora che ho trovato la soluzione adatta al mio caso ho ritrovato anche la serenità sul campo da gioco e sono tornato a indossare la maglia da titolare.

Vorrei che ci fosse un’informazione più chiara e a portata di mano per noi giovani pazienti che a volte paghiamo caro l’impatto di questa malattia sulla vita sociale.


Carlo, 22 anni