La funzione dello psicologo:
l'importanza dell’ascolto e del racconto per una comprensione emotiva

Sergio Langella

La funzione dello psicologo nella società attuale non è ancora molto chiara, soprattutto per la difficoltà nell’immaginare un lavoro clinico i cui strumenti principali sono l’ascolto e la comprensione emotiva. Per cominciare possiamo provare a capire cosa si intende quando si parla di “importanza dell’ascolto” e su cosa lavora la "comprensione emotiva".

L’Articolo 1 della legge 56/89 dà la seguente definizione di psicologo: La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Il primo degli strumenti conoscitivi in possesso dello psicologo, forse il più rilevante, è proprio l’ascolto, poiché nell’elaborazione che l’individuo fa della sua storia è possibile trovare il filo conduttore da seguire per capire come funziona la sua struttura psicologica.
L’ascolto attivo, cioè quello che non si limita a ricevere le parole dell’altro, lavora al fine di dipanare i significati che sottendono al discorso su di sé.

È nell’importanza del racconto di sé che l’ascolto diviene lo strumento principe per farsi un ’idea della personalità di chi si ha di fronte. L’importanza dell’ascolto in psicologia trova il suo fondamento nella capacità del professionista di tenere fuori dalla stanza i suoi giudizi, pregiudizi e le sue idee in modo da lasciare solo la dimensione clinica e tutto ciò che ha appreso nella sua formazione.
In questo modo è la personalità in senso clinico a emergere dal racconto del paziente, i suoi modi di rapportarsi al mondo, i suoi schemi ricorrenti, le sue credenze patogene e i suoi meccanismi di difesa, tutto ciò permette di indirizzare la terapia psicologica verso i nuclei problematici su cui lavorare.

Esattamente qui entra in gioco il secondo elemento: la comprensione emotiva. Quest’ultima è ciò che per prima attiva il processo di cura del disagio psicologico ed è il primo conforto del paziente dai suoi problemi. Comprendere significa contenere in sé, abbracciare con la mente le idee, significa offrire a chi viene in seduta uno spazio dove mettere le emozioni che non riesce a gestire, depositarle in uno spazio che gliele restituirà in una forma che sarà in grado di elaborare, di integrare all’interno di sé. Le emozioni che hanno creato disagio diventano così una fonte di arricchimento e di crescita.

Tutto ciò è possibile solo se chi accoglie queste emozioni garantisce l’assenza di qualunque giudizio morale, assicura il segreto professionale e lavora affinché tutto ciò che il paziente porta in seduta gli ritorni nel momento in cui è pronto a riceverlo e non prima; ed è proprio qui che è fondamentale aver fatto una giusta valutazione clinica della personalità di chi ha portato il racconto. Restituire qualcosa troppo presto significa esattamente l’opposto della comprensione emotiva ed è quello a cui la persona è esposta tutto il tempo, non quello che può aiutarla.

Lo spazio della terapia psicologica è uno spazio sicuro in cui sperimentare con il giusto tempo emozioni che in altre circostanze potrebbero sopraffarci e farci soffrire.  



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